giovedì 10 maggio 2012


L’ESERCITO: UN PERFETTO MAESTRO DI VITA
Questo sette maggio Putin ha ripreso ufficialmente quel posto che per quattro anni è stato occupato, diciamo per metà, da Medvded. Alla sua uscita molti si chiedono quale sia l’eredità  che lascia al popolo russo. Certamente non ricca. Le riforme riguardanti la moderazione, la lotta alla corruzione e la ricostruzione degli ambiti giudiziari si sono sciolte come neve a primavera. C’è una cosa però che si è sviluppata, l’armamento bellico. I controlli alle dogane russe, notoriamente difficili da trapassare per qualsiasi visitante estero, si aprono gentilmente all’arrivo dei mezzi pesanti. Il benvenuto è stato dato a vari veicoli armati italiani M65 prodotti dall’Iveco, a svariati aerei radioguidati israeliani, a navi d’assalto anfibie francesi e ai fucili britannici AWM. Chissà se questa innovazione potrebbe essere sufficiente a far entrare Medvedev nella schiera, finora piuttosto esile, dei presidenti amati dai cittadini russi. La possibilità c’e’. D’altronde la necessità di porsi di nuovo come forza militare primaria in ambito internazionale è sentita da tutta la popolazione. Sono questi rimasugli dell’era sovietica quando l’URSS primeggiava in questo campo. Sono come mine inesplose sperse per i vecchi campi di battaglia ora calpestati da innocenti contadini. Il ritornello che passa di bocca in bocca è indicativo: “La Russia è da sempre stata una grande potenza e tale deve ritornare”. E poi c’è la sentita necessità di difesa nazionale. Difendersi dagli altri, qualunque bandiera essi portino in mano. Difendersi dai ceceni, dai daghestani, dai georgiani, dagli americani, dagli israeliani e così via. Difendersi soprattutto da se stessi: “Il russo ha una personalità instabile che può essere sottomessa solo attraverso la forza”, “Il territorio russo è enorme e solo la forza può tenerlo sotto controllo”, questo dicono i russi di se stessi. D’altronde il leone può essere domato solo con la frusta e l’orso tenuto fermo dalla catena. Così si sentono i russi, orsi e leoni. Grandi, forti ma iracondi ed incontrollabili. Dostoevskij l’aveva rivelato attraverso il suo grande inquisitore dei Fratelli Karamazov quando diceva che “l’essere umano ha bisogno e volontà di essere controllato da una forza superiore altrimenti si autodistruggerà”. Più di cento anni sono passati ma per i russi tale frase è ancora attuale.
La potenza e la militarizzazione è d’altronde un tratto tipico di questa nazione. Lo sfoggio dei carri armati, dei missili, delle uniformi per la via Tverskaya durante le settimane precedenti il giorno della vittoria sui tedeschi del 9 maggio è inebriante e vanitoso. Come una donna che si abbellisce prima di una serata fuori con le amiche. Fucili come borsette, missili come anelli, bombe come gioielli, carri armati come Mercedes. La gente cammina per le strade inneggiando a voce alta i loro avi per la vittoria della seconda guerra mondiale.  Nelle macchine compaiono scritte come “Grazie nonno per la vittoria”, “Abbiamo vinto!”, “Avanti verso Berlino”. Slogan che intendono ricordare la vittoria sui tedeschi più che la stupidità di una guerra che ha lasciato senza vita quasi una generazione intera di giovani dalle speranze troncate. Guerre perse, come quella in Afganistan, devono essere dimenticate, come se la qualità di un deceduto dipendesse dall’esito della guerra stessa. Bisogna ringraziare e venerare i combattenti vincitori e mettere da parte quelli perdenti. Uccidere una seconda volta, questo è il risultato di tale anomalia. Si uccidono il corpo e il ricordo. Dei giovani morti in Cecenia non se ne parla perché quella è ancora una guerra non vinta. Gli ex-combattenti ancora non trentenni dai corpi mutilati devono essere nascosti e quelli senza gambe, che girano per le strade o per le metropolitane, appoggiati in tavole di legno con rotelle, che si barcamenano in mezzo allo sfarzo e all’eleganza dei nuovi russi, facendo l’elemosina, trafiggono l’occhio ma non il cuore del passante. Bisogna ricordare, seppure per una settimana, il nonno morto sessanta anni fa e distogliere l’occhio dalle atrocità delle guerre moderne.
Eppure la necessità di vivere in una nazione potente è più forte di tutto il resto: “La Russia deve aumentare il suo armamento bellico. Così facendo le altre nazioni ci temeranno e rispetteranno”. Questo mi ha detto una mia ex studentessa russa di circa quattordici anni. Il sottostante è invece il poster gigante che colmava la vista del passante in una via non troppo lontana dal centro di Mosca.   

Nel poster si legge: “L’esercito: un perfetto maestro di vita. L’esercito attraverso gli occhi dei bambini”. Ed ancora: “Pubblicità approvata dal comune di Mosca”. 











MB

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