Noi
personaggi del "soprasuolo"
Il mondo letto, reinventato, psicologizzato e trasformato in
parola da Dostoevskij sembra oggi più moderno di quanto lo era al suo tempo.
Molte trame per le sue storie di passioni e omicidi non derivavano direttamente
dalla sua mente ma dagli innumerevoli racconti di cronaca nera che trovava nei
quotidiani del tempo. Anche a quei tempi la gente sembrava essere attratta dal
male e da tutte le sue sfaccettature più che dal bene. Chi vuole ascoltare
storie d'amore? Beh anche quelle, ad essere onesti, hanno un buon seguito a
causa dello scadimento di questo sentimento. Così nelle metro, tra le mani di
donne sulla quarantina, circolano obbrobri di letteratura spazzatura utile solo
a far dimenticare la ancora più puzzolente e putrida spazzatura di una misera
vita quotidiana scaduta nella paura, nell'assenza di amore, nella quotidianità
di un lavoro disumanizzante, dall'assenza di libertà e della capacità di
lottare per essa. Qui un nuovo tipo di amore si è rivelato. Quello falso e
futile dell'odore del petrolio con cui sono fatte le pagine color bianco
sporco, vicino al grigio, di pessima qualità. E' il nuovo amore che si riflette
nelle copertine in cui si ammassano mille colori sbiaditi e un abbraccio
squilibrato di una finta coppia in bilico tra un finto amore. Chissà quale
ispirazione troverebbe in tali libri se Dostoevskij fosse ancora in vita? Certo
che uno come lui sarebbe difficile immaginarselo seduto davanti ad un laptop a
pensar e scrivere i suoi capolavori. Lui che lavorava di notte, aiutato da sua
moglie che trascriveva i suoi pensieri e tenuto sveglio dall'adrenalina della
creazione e dal forte tè nero che sgorgava dal samovar sempre acceso. Eppure
sicuramente spunti per i suoi racconti neri ne troverebbe ancora tanti. Io
potrei fornirgliene due, a cui ho assistito nell'arco di due giorni. Il primo
riguarda un uomo del sottosuolo ammazzato e gettato in un cassonetto della
spazzatura sotto casa mia. Qui non si stratta più di un uomo del
"sotto" suolo ma del "sopra" suolo, quello ben visibile a
tutti eppure celato tra l'immondizia provocata dal decadimento dei principi. Il
fatto che questo uomo era caucasico avrebbe aggiunto un tocco ancora più
misterioso e cosmopolita al racconto. Ma questa è una storia che si ripete
giornalmente in molti angoli di questa ricca ma ancora così tanto povera
Russia. E' triste vedere che l'equazione ricchezza materiale=povertà emotiva
si ripeta in ogni angolo del mondo. Il fatto che Mosca sia diventata la città
più costosa e quindi più ricca al mondo e' quindi un segnale esplicito della
perdita dei valori umani. Qui Dostoevskij se la spasserebbe. Tra omicidi,
illegalità e case da gioco. E poi il governo attuale gli darebbe una mano
gigantesca: "Grazie governo per aver eliminato la libertà, per uccidere i
nostri giornalisti, per spedire in guerre inutili giovani senza cervello che
ritornano senza braccia e gambe. Grazie governo per creare una schiera di
piccoli robot razzisti, per imbottire la mente della nostra gente di falsità,
per aver creato uno stato militarizzato, per disumanizzare le persone. Grazie
per aver creato una nazione fondata sulla forza, sull'esagerato patriottismo,
sull' icona del denaro, sulla degradazione morale, sull'inganno, sulla
corruzione dilagante. Grazie per porre la nostra gente in tali condizioni e
continuare ad inveire su di esse. Grazie...quante cose avrei da scrivere".
Si, proprio questo direbbe. La sola differenza e che egli non sarebbe stato
messo al patibolo e poi risparmiata la sua vita all'ultimo secondo,
probabilmente lo si sarebbe trovato morto, "suicidato" con una
pistola trovata a 4 metri di distanza dal corpo. E tutti ci avrebbero creduto.
Allora l'angelo nero del nostro governo
sarebbe uscito allo scoperto con parole piene di patriottismo e falsità : "Oggi
uno dei nostri più grandi scrittori ci ha lasciato. Vi prometto che troveremo
il colpevole". Eh si, basterebbe salire su un treno diretto verso il
Caucaso. L'omicida si lava le mani eroizzando la sua vittima. Dopo qualche
settimana qualcos'altro apparirà sulle televisioni e tutti si scorderanno delle
vittime, degli eroi e degli uccisori. E non dovremmo aspettare chissà quanti
altri anni prima che un altro Dostoevskij venga al mondo. Al ringraziamento di
Dostoevskij io mi sento di aggiungerne un altro: "Grazie governo per avere
tolto anche la più minuta briciola di dignità umana. Grazie con tutto il
cuore". Essa è scomparsa quando ieri sono stato testimone di un fatto
penosamente increscioso. Ero nel centro della sala di Krasnopresneskaia
aspettando un'amica. Ad un certo momento vedo una coppia di poliziotti
avvicinarsi ad una vecchia. Aveva in mano una piccola ciotola contenente pochi
spiccioli elemosinati contro voglia a causa delle condizioni disumane in cui si
trova. Ci si trova perché la sua pensione di circa 200 dollari mensili, in una
città dove un affitto medio può anche costare 900 dollari, basta appena per la
sopravvivenza. Elemosinare e' di per se una condizione degradante dal punto di
vista morale ma questo non basta ai giovani poliziotti russi, figli di una
società paralizzata. I due poliziotti devono fare di più. Devono mostrare la
loro forza, il loro potere che annichilisce colui che non ha la possibilità di
controbattere. E chi meglio di una vecchietta solo ad elemosinare nel mezzo di
una rumorosissima metropolitana? Si avvicinano alla vecchia, le sbraitano in
faccia parole dure e rabbiose, che non capisco perché troppo lontano. Eppure
vedo gli sguardi dei due giovani poliziotti e il viso spaventato della vecchia.
I due animali smettono di parlare, la vecchia raccoglie gli spiccioli, mette la
ciotola nella sua vecchia sporta e se ne va annichilita. Poi alza una mano
verso gli occhi e si asciuga le lacrime che le stavano scendendo sul viso. I
due animali la guardavano allontanarsi con sguardo impassibile. In questi casi è difficile limitare il proprio sentimento di rabbia e di vendetta. Se fossi
stato un personaggio di Dostoevskij, un tipo come Raskolnikov per esempio,
avrei pedinato i due poliziotti poi la notte stessa sarei tornato con una
mannaia pronto a tagliare le loro teste piene di spazzatura che avrei poi
gettato ai cani randagi che si aggirano intorno alle uscite di ogni
metropolitana di Mosca. Cani affamati nelle fredde notte invernali. Loro mi
avrebbero ringraziato e lo avrebbe fatto anche la vecchia se fosse stata tra
loro. Eppure io non sono un personaggio di Dostoevskij. Sono anch'io uno dei
tanti personaggi del "soprasuolo" di una modernità indifferente. Uno
dei tanti che un giorno potrebbero finire ammazzati tra i secchi della
spazzatura parcheggiati in un angolo oscuro della capitale o di ogni altro
paese della grande/piccola Russia. Ma c'e' stato qualcosa di più nel mio
pensiero sconvolto davanti alla visione della vecchia piangente. Mentre se ne
stava andando, ho fatto alcuni passi verso di lei. Ho tirato fuori una
banconota da 100r. Ero pronto a raggiungerla e a dargliela. Ma poi ho pensato:
"Non è questo ciò di cui ha bisogno in questo momento. I soldi non
assorbono le lacrime, non placano l'emozioni. Anzi tale gesto avrebbe aggiunto
un'altra crepa alla sua anima." La vecchia avrebbe bisogno di un sorriso.
Quello che non le ho saputo dare. Avrei dovuto abbracciarla come aveva fatto
Nietzsche con il cavallo appena frustato dal suo cocchiere. Dopo quel gesto Nietzsche è stato dichiarato pazzo. Anch'io, non avendo fatto quel gesto, mi considero
pazzo. Accetto cioè di essere come tutti gli altri, indifferente. Pazzo in un
mondo pazzo. Solo chi si ribella può quindi essere considerato sano.
MB
MB
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