mercoledì 14 marzo 2012


PUNIZIONE CRUDELE NELLE CARCERI RUSSE
Un agghiacciante caso di brutalità della polizia di Kazan, capitale del Tatarstan. 

 

Investigatori governativi e attivisti di diritti umani stanno investigando sul presunto utilizzo di torture nei confronti di un detenuto con lo scopo di ottenere una confessione. L’accusa è di aver causato la morte dell'uomo dopo averlo sodomizzato con una bottiglia di champagne. Questa non è la prima volta che un caso di violenza in una stazione di polizia richiama l’attenzione della società intorno a quello che è da sempre una piaga nazionale.
Nella notte del 9 marzo Sergey Nazarov, 52enne residente a Kazan, è stato fermato per teppismo e portato alla stazione di polizia. Il giorno successivo è stato con urgenza trasferito all’ospedale locale e operato per gravi ferite anali. L’operazione non ha avuto successo e il paziente è deceduto. I dettagli degli eventi della notte del 9 marzo rimangono incerti. L’agenzia Interfax ha riportato che, prima di morire, Nazarov avrebbe comunicato a un suo parente di essere stato violentato con una bottiglia.  
Il caso di Nazarov non rimane isolato. Dmitry Kolbasin, del centro di difesa dei diritti umani “Agora”, ha rivelato che altre 8 accuse di maltrattamento sono state sollevate nei confronti della stessa stazione di polizia di Kazan: “Bottiglie di champagne sono state utilizzate in almeno due altri casi, tra cui quello riguardante la ventenne Alia Sadykova che avrebbe subito gli stessi maltrattamenti di Nazarov”.
Le violenze non si limitano alla regione di Kazan. Lo scorso gennaio un 15enne è stato picchiato a morte in una stazione di polizia di San Pietroburgo obbligando il capo della stazione ha presentare le dimissioni. In un altro caso di torture, la Corte Europea dei Diritti Umani ha accordato il pagamento di una ricompensa record di 250.000 euro ad Alexsey Mikheyev riuscito ad evitare il pestaggio e shock elettrici saltando dal secondo piano della stazione dov’era detenuto.
Secondo Tanya Lokshina di Human Rights Watch le riforme riguardanti la “milizia” russa, attuate dal governo, non hanno portato a nessun cambiamento pratico in quanto: “I nuovi regolamenti non prendono in considerazione l’uso della violenza e il totale stato di illegalità in cui attua la polizia russa”. Lokshina aggiunge che le possibili dimissioni del Ministro degli Interni della Repubblica del Tatarstan non cambierebbe la situazione perché: “In tutte le regioni russe, eccetto la Cecenia, i governatori non esercitano alcun controllo diretto sulle agenzie di sicurezza e stazioni di polizia”. 

Testo tradotto da "Russia profile": http://russiaprofile.org/culture_living/55917.html 

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